GODIAMOCI QUESTA BELLA GIORNATA!

12512258_1015885141838226_8928982668771248531_n.jpgAPPRENDIAMO CHE LA BELVEDERE HA RITIRATO LA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE A CONFERIRE RIFIUTI SPECIALI NELLA DISCARICA DI LEGOLI.

PRIMA DI QUALSIASI COMMENTO GODIAMOCI QUESTA BELLA GIORNATA.

UNA PICCOLA GRANDE VITTORIA ALLA QUALE I COMITATI AMBIENTALISTI, A FIANCO DI TANTI CITTADINI, POSSONO ESSERE ORGOGLIOSI DI AVER CONTRIBUITO.

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NO RIFIUTI SPECIALI A LEGOLI !!!OSSERVAZIONI

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Qui di seguito pubblichiamo le OSSERVAZIONI inviate in data odierna dai comitati alla Regione Toscana:

Comitato Emergenze Ambientali – Legoli
Movimento Tutela Ambiente e Territorio – Montefoscoli
Comitato Tutela Ambientale Alta Valdera – Peccioli

Peccioli, 10 febbraio 2016

Regione Toscana
Settore VIA – VAS
Opere pubbliche di interesse
strategico regionale
regionetoscana@postacert.toscana.it

OGGETTO: Richiesta di nuovi codici CER per la discarica di Legoli (Peccioli) – Osservazioni

In merito alla richiesta da parte di Belvedere S.p.A. di nuovi codici C.E.R. per la discarica di Legoli (Peccioli), si osserva quanto segue.

OSSERVAZIONE N.1

Il provvedimento con cui la Provincia di Pisa autorizzò l’ampliamento della discarica di Legoli al termine della procedura di VIA (D.D. n.2587 del 20/06/2012) respinge categoricamente l’originale richiesta del proponente di poter conferire in discarica rifiuti speciali, ancorché non pericolosi. L’esclusione degli speciali non fu una mera scelta di opportunità politica, sebbene sollecitata dal Consiglio Provinciale con mozione n.45 del 23/06/2011. La scelta scaturì dalla complessiva valutazione d’impatto ambientale che portò all’ampliamento, come affermato inequivocabilmente dal dirigente dell’Ufficio Ambiente della Provincia. Tra le risposte alle osservazioni pervenute a tale Ufficio (Appendice 1 al Rapporto Istruttorio, allegato alla D.D. n.2587/2012, pag.3/52) troviamo infatti la seguente:

“2.5 Si ribadisce che la discarica non sarà autorizzata alla gestione di rifiuti speciali, come richiesto dal proponente, se non le tipologie sopra richiamate utilizzate esclusivamente come materiali tecnici. La volumetria autorizzata è stata appunto calcolata sulla base delle effettive necessità di smaltimento dei soli rifiuti urbani (compresi gli scarti provenienti dagli impianti di selezione dei RU)”

La richiesta in oggetto è un atto spontaneo del gestore, che non risponde ad alcuna necessità impiantistica d’ambito né tanto meno regionale. Se dunque tale richiesta venisse accolta senza un’ulteriore complessiva valutazione delle eventualmente mutate necessità di smaltimento, la volumetria a suo tempo autorizzata rischierebbe di risultare insufficiente, compromettendo l’equilibrio del sistema regionale di gestione del ciclo dei rifiuti.
Il fatto evidenziato nella richiesta di Belvedere, che la capacità in ingresso all’impianto TMB (realizzato successivamente in bocca di discarica) sia inferiore alla capacità complessiva di conferimento autorizzata con VIA, non è di per sè garanzia che la discarica abbia margini ulteriori per conferire rifiuti differenti da quelli urbani, per due ragioni.
La prima è che parte dei rifiuti urbani conferiti a Legoli, indipendentemente ed anche prima della realizzazione del TMB, sono comunque trattati e stabilizzati altrove. Dunque, non necessitando del passaggio attraverso il TMB stesso, tale impianto non costituisce necessariamente il collo di bottiglia del flusso in ingresso alla discarica.
La seconda ragione riguarda il computo eccessivamente semplicistico che il gestore presenta per giustificare il surplus di capacità della discarica. La volumetria autorizzata dalla Provincia, infatti, non è collegata meccanicamente ai flussi temporali in ingresso. Se anche la quantità annua di rifiuti urbani conferibili in discarica fosse diminuita a causa del TMB (fatto non dimostrato) da ciò non se ne potrebbe necessariamente dedurre che la volumetria autorizzata con VIA non sia ancora indispensabile al sistema complessivo di smaltimento dei rifiuti urbani, né si potrebbe dedurre che tale volumetria non possa essere utilizzata in un periodo temporale più esteso, con eguale beneficio per il sistema di gestione degli RSU.

Ad avvalorare la nostra tesi è il fatto che la D.D. della Provincia di Pisa n. 4738 del 13‐11‐2014, con la quale Belvedere S.p.A. è stata autorizzata alla realizzazione e alla gestione dell’impianto TMB, non identifica nella limitata capacità di quest’ultimo alcun elemento di criticità per la funzione che la pianificazione d’ambito attribuisce alla discarica di Legoli.
Per tali ragioni si ritiene indispensabile assoggettare la richiesta in oggetto ad una nuova procedura di VIA, che valuti accuratamente il mutato scenario di flussi di RSU e l’eventuale extra-capacità della discarica di Legoli. Competerà poi agli organi politici regionali, al di là degli scopi della VIA stessa, valutare se questa eventuale capacità debba essere sfruttata.

OSSERVAZIONE N.2

Per quanto concerne gli aspetti geologici complessivi del comparto territoriale interessato dall’impianto di smaltimento si osserva che il sito è inadeguato sia per gli scopi attuali sia per il possibile utilizzo come deposito di rifiuti speciali, risultando fonte di rischio per l’integrità degli acquiferi presenti localmente nel sottosuolo, come precedentemente messo in evidenza (si vedano le osservazioni da noi presentate nel dicembre 2011, prot. 333997 del 05/12/2011).

A tal proposito sono state raccolte ulteriori informazioni di carattere geologico-ambientale fornite da uno studio pubblicato sulle Memorie degli Atti della Società Toscana di Scienze Naturali nel 1998 (Atti Soc. tosc. Sci. nat., Mem. Serie A, 105, 1998, pagg. 99-111), che alleghiamo.

La pubblicazione sopra indicata è intitolata “Studio del clima e dei caratteri idrologici delle argille plioceniche presso Podere Nuovo (Montecatini Val di Cecina) in funzione dell’impatto di una discarica sull’ambiente” redatta da M. Falcini e S. Vittorini (in quel periodo ricercatori del Centro di Studi per la Geologia Strutturale e Dinamica dell’Appennino, Pisa) nell’ambito di un progetto C.N.R. denominato “Tecnologie innovative per il controllo dell’inquinamento da scorie e rifiuti industriali, comprese le tecniche di riciclaggio”.

L’area in esame (tra Montecatini V. di Cecina e Saline di Volterra) è ubicata 20 km circa in direzione sud rispetto alla discarica di Legoli, in un contesto geologico-ambientale confrontabile. Lo studio, a partire dalle relazioni tra fattori antropici e naturali come agenti di modellazione morfologica, e considerando l’analisi granulometrica delle argille plioceniche coinvolte, la situazione geostrutturale dell’area, il clima, il bilancio idrico-climatico, nonché specifiche prove di permeabilità, analizza quali potrebbero essere le problematiche connesse all’eventuale realizzazione di una discarica nel contesto geologico locale. Rimandando al testo completo (in allegato) per i dettagli, lo studio mette in evidenza alcune problematiche di rilevante interesse anche per il sito di Legoli. Di seguito i punti principali:
• presenza di una fitta rete di fratture, nascoste da uno strato superficiale alterato, coinvolgente le argille plioceniche, correlabile ai lineamenti tettonici di tipo distensivo ancora attivi in questo settore; tali strutture sono di difficile individuazione in presenza di litotipi argillosi;
• le fratture di contrazione che si formano in superficie per la riduzione di volume dell’argilla nei periodi secchi consentono un maggiore assorbimento dei fluidi connesso ad un agevolato deflusso ipodermico;
• la possibilità che precipitazioni brevi e intense, a causa del letto impermeabilizzato della discarica, possano innescare tracimazione e diffusione nell’ambiente di sostanze inquinanti che trasportate al di fuori del settore impermeabilizzato, o penetrando al di sotto dello strato protettivo degradato, possono essere direttamente assorbite dal sistema di fratture e raggiungere gli acquiferi sosttostanti;
• le argille plioceniche, nonostante la potenziale impermeabilità, assumono, a causa delle fessure superficiali beanti, che si formano nella porzione alterata per le variazioni di umidità, e della presenza di sistemi di frattura, una permeabilità secondaria con innesco di deflusso ipodermico e conseguente modifica dell’idrologia superficiale; le acque meteoriche sono portate a defluire nello strato alterato e nelle fessure generando vie preferenziali di scorrimento e raggiungere in breve maggiori profondità intercettando le falde profonde;
• le prove di permeabilità condotte in situ sulle argille fratturate dell’area in studio (Podere Nuovo) ha fornito valori del coefficiente di permeabilità: 1,37*10-5 < K < 1,03*10-4 cm/s di due unità di grandezza superiore a quello generalmente citato in letteratura per le argille.

Sulla base dei dati sopra riportati relativi a zone geologicamente confrontabili con l’area di Legoli, considerando le precedenti osservazioni geologiche depositate (che evidenziavano la presenza di madornali errori nella stesura della carta geologica di base e nell’interpretazione dell’assetto geologico-stratigrafico e tettonico del sottosuolo dell’area della discarica di Legoli, e in cui si faceva richiesta di un approfondimento di indagine con esecuzione di ulteriori sondaggi profondi strategicamente ubicati, in modo da chiarire in maniera esaustiva la struttura stratigrafico-tettonica e idrogeologica del sottosuolo interessato dalla discarica e suoi ampliamenti, tenendo conto anche della presenza di intervalli sabbiosi, intercettati anche nei sondaggi eseguiti, in particolare nel sondaggio S70) e la risposta della società Belvedere S.p.A., che dal punto di vista geologico confermava semplicemente quanto già noto in relazione alla permeabilità delle porzioni più superficiali dei terreni presenti attraverso l’esecuzione di prove di tipo slug test in corrispondenza dei piezometri preesistenti, senza ulteriori e più approfondite indagini, si ribadisce la complessiva inadeguatezza del sito di Legoli allo stoccaggio di rifiuti di qualsiasi tipo.

Comitato Emergenze Ambientali – Legoli
Movimento Tutela Ambiente e Territorio – Montefoscoli
Comitato Tutela Ambientale Alta Valdera – Peccioli

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http://iltirreno.gelocal.it/pontedera/cronaca/2016/02/06/news/peccioli-rifiuti-speciali-anzi-no-monta-la-polemica-1.12910310?refresh_ce

http://www.quinewsvaldera.it/peccioli-da-respingere-la-richiesta-della-belvedere.htm

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NO RIFIUTI SPECIALI A LEGOLI !!!

Dopo aver scritto nei giorni precedenti alla Provincia di Pisa e al Comune di Palaia, in data odierna ci siamo rivolti a tutti i Consiglieri della Regione Toscana:

Peccioli, 4 febbraio 2016

Alla c.a. dei Consiglieri della Regione Toscana
Loro sedi

OGGETTO: Impianto di Legoli – Peccioli (PI) – Richiesta di nuovi codici CER

Ill.mi Consiglieri,
con la presente ci rivolgiamo a Voi in qualità di amministratori degli uffici e dei servizi dell’ente Regione e Vi rivolgiamo un appello a valutare con attenzione la possibilità di respingere la richiesta avanzata lo scorso 7 gennaio alla Regione Toscana, dalla società Belvedere SpA di Peccioli. La società gestisce un impianto di smaltimento per Rifiuti Solidi Urbani nel comune di Peccioli, ampliato recentemente (con D.D. della Provincia di Pisa, n.2857 del 20/06/2012), per la quarta volta in 25 anni, tanto da farne oggi la discarica più grande di tutto il territorio regionale. La richiesta di Belvedere concerne l’autorizzazione al conferimento in discarica di nuove tipologie di rifiuti, estendendo la lista dei codici CER ammessi anche ai rifiuti speciali non pericolosi.
Vi invitiamo a considerare che il procedimento di VIA, culminato con l’autorizzazione all’ampliamento, era stato preceduto da una deliberazione del Consiglio della Provincia di Pisa, la mozione n.45 del 23/06/2011 richiamata nella D.D. n.2587/2012, la quale raccomanda “che la discarica resti una discarica di RSU e non accolga rifiuti speciali anche non pericolosi”.
Vi segnaliamo anche che con il provvedimento (AIA) di autorizzazione all’esercizio, la D.D. n.4072 dell’11/11/2014, la Provincia determina “di non autorizzare il conferimento dei rifiuti speciali come richiesto nella domanda di autorizzazione all’esercizio inoltrata dalla Società, in quanto discarica destinata a livello di pianificazione allo smaltimento dei soli RSU e la cui volumetria è stata definita sulla base del fabbisogno di smaltimento degli stessi, come evidenziato in sede di VIA per l’approvazione del progetto di ampliamento”.
Vi facciamo presente che l’argomento cruciale a sostegno dell’ampliamento, a tutti i tavoli -istituzionali e non- in cui ne è stata valutata l’opportunità, è sempre stato la necessità di garantire la tenuta dell’intero sistema toscano di gestione del ciclo dei rifiuti urbani. In virtù di accordi inter-ambito rinnovati nel tempo, la discarica di Legoli accoglie infatti da decenni rifiuti anche dalle Province di Firenze e Prato, compensando il deficit di autonomia dell’ATO Toscana Centro. Con la richiesta di autorizzazione al conferimento di rifiuti speciali, la società Belvedere chiede di fatto di poter aprire le porte a rifiuti di provenienza extra-regionale, in maniera completamente avulsa dalle esigenze stesse per cui è nata, e in contrasto con il ruolo che la pianificazione d’Ambito riserva alla discarica (come ricordato nell’AIA). Tale pianificazione prevede già, per l’ATO Toscana Costa, ben due discariche per rifiuti speciali: quella di Gello (Pontedera) e quella di Scapigliato (Rosignano Marittimo – LI). Se la richiesta di Belvedere SpA venisse accolta, verrebbero a trovarsi entro un raggio di appena 15 Km in linea d’aria ben tre discariche per rifiuti speciali. Tre discariche tra le più grandi dell’intera Toscana, così concentrate in un’area a vocazione squisitamente agricola e turistico-ricettiva, eppure così profondamente segnata dall’impatto ambientale di tali e tanti impianti di smaltimento (ricordiamo che all’interno del triangolo Peccioli-Pontedera-Rosignano Marittimo ricade anche la discarica di Chianni, la cui urgente bonifica costituisce un nodo tuttora irrisolto della politica ambientale regionale).
È evidente che le ragioni per le quali si chiede oggi un’autorizzazione negata con decisione appena quattro anni fa, sia dall’organo politico presieduto dall’allora Presidente Pieroni, sia dall’Ufficio Ambiente della Provincia di Pisa, nulla hanno a che vedere con le motivazioni per cui la discarica di Legoli è nata ed è stata ampliata per ben quattro volte nel corso della sua storia ormai trentennale; nulla hanno a che fare con la salvaguardia degli equilibri regionali in tema di rifiuti; nulla hanno a che spartire con il ruolo impiantistico residuale che la Legge impone alle discariche, in ottemperanza a precise direttive europee. La discarica è vista esclusivamente come un qualunque impianto industriale di cui massimizzare la produttività e la redditività.
Appare del tutto evidente, infine, il tentativo di scavalcare il ruolo di indirizzo politico-amministrativo, di aggirare risoluzioni formulate pochissimi anni fa da membri di questo stesso Consiglio, senza addurre alcuna reale giustificazione, senza alcun elemento di novità, quasi come fosse sufficiente ritentare la sorte fino ad ottenere il risultato atteso. È dunque questa la conclusione che i cittadini dovrebbero trarre dalla constatazione del modo in cui viene amministrato il proprio territorio? Che non vi è ratio nelle decisioni degli amministratori? Che è il fato a governare problematiche così rilevanti per la propria salute e l’ambiente nel quale essi vivono?

Per queste ragioni Vi chiediamo di adoperarvi, per quanto di Vostra competenza, affinché la richiesta in oggetto non venga accolta.

Comitati ambientalisti di Legoli, Peccioli e Montefoscoli